7 esperienze positive che possono “cambiare” la vita…


Se hai meno di 18 anni o se sei genitore, maestro o un professore che ha a che fare con i ragazzi dovresti conoscere queste 7 esperienze positive e promuoverle.

Nella puntata di oggi troverai il PCEs o Positive Childhood Experiences frutto di una estesa ricerca che ha cercato di mettere in relazione le esperienze di vita con la salute mentale del presente.

Sono 7 ambiti che mettono in luce l’importanza della nostra cara “crescita relazionale”… buon ascolto

Ascolta “301- Le 7 esperienze che possono “cambiare” la vita… (Un piccolo test)” su Spreaker.

“Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori”

Questa frase è del nostro mitico Fabrizio De Andrè (Via del Campo) che ci aiuta ad entrar nel tema di oggi perché il PCE, il test che hai fatto durante la puntata nasce dal “letame”.

Cioè nasce dall’osservazione di diversi ricercatori di tutto il mondo sul cercare di capire quali possano essere state esperienze del passato negative e le loro conseguenze in età adulta.

Per quanto si possa leggere sul web di “salute mentale” oggi siamo più che certi che determinate esperienze negative accadute nel passato possano influnezare, anche pesantemente, la vita attuale della gente.

Il test si chiama ACEs o Advers Childhood Experiences cioè esperienze avverse accadute nell’infanzia. Si tratta di 10 affermazioni relative ad esperienze passate che hanno il potere della “cumulabilità”.

In altre parole più esperienze del genere hai vissuto e più è alta la probabilità che tu abbia alcune debolezze nella tua psicologia. Nota che ho parlato di probabilità e non di certezza assoluta. Ma per chi si occupa di salute la probabilità va già più che bene.

Nel video che hai appena visto ti parlo proprio del ACEs e come vedi si tratta di probabilità ma è utile conoscerle perché ci aiutano a comprendere che cosa è necessario fare e cose evitare nella nostra pedagogia.

I ricercatori dello studio sul PCEs sono partiti proprio da tali osservazioni e si sono chiesti se non fosse vero anche il contrario: cioè se esistesse un effetto cumulativo delle esperienze positive, così come esiste per quelle negative.

La risposta è stata affermativa, e lo studio è stato condotto su oltre 6000 persone che è un campione statistico gigantesco. Ora non so se conosci la statistica ma più il campione è grande e più è rappresentativo della popolazione.

No rappresentatività e numero non c’entrano tantissimo a livello statistico e mi scuso con gli esperti, ma è per far capire che più persone si prendono e più la metrica risulta precisa. E 6000 persone sono un gran campione.

L’amore, affetto e riconoscimento

Uscendo dai tecnicismi psicologici è evidente che tutte le esperienze di cui abbiamo parlato hanno a che fare con l’amore, l’affetto e il riconoscimento. Sembra banale dirlo ma per poter crescere bene ci serve “amore” e lo sappiamo intuitivamente da sempre.

E’ molto noto l’esperimento di Federico II che, secondo quando riportato da alcuni, cercando di comprendere quale fosse il “vero linguaggio” decise di crescere alcuni bambini senza contatti umani, in modo da non apprendere alcun linguaggio.

L’esperimento andò malissimo, a quanto pare nessun bambino sopravvisse a quel tentativo. L’idea era abbastanza intelligente, se esiste un linguaggio innato allora questo si esprimerà nella sua purezza se nessuno interviene.

Ed invece ha involontariamente scoperto che senza “amore”, senza “cure”, senza la “presenza umana” questi bambini morivano. Ora non so quanto sia vera questa storia ma illustra perfettamente l’importanza della relazione umana.

Relazione che ovviamente non si esaurisce nell’infanzia e come sappiamo bene non si esaurisce mai. Puoi raggiungere tutti i successi che desideri nella tua vita ma saranno vani se non hai nessuno con cui condividerli!

La vita è come “il tetris”

Se mi segui da tempo conosci questo mio aforisma che recita: “la vita è come il tetris, non sempre i pezzi che arrivano sono quelli giusti, la cosa importante è riconoscerli e cercare di usarli al meglio”… più o meno dice così.

Cosa significa? Significa che non conta se sei stato fortunato o sfortunato nel passato, conta come hai preso e usi quegli eventi. E’ noto che le persone di successo hanno spesso avuto infanzie travagliate, perché?

Perché gli è rimasto un senso di rivalsa verso il mondo, il desiderio di un riconoscimento che non hanno ottenuto, o di qualcosa che non hanno avuto nel passato. Se tale desiderio viene sfruttato al meglio porta grandi risultati.

Purtroppo se “i pezzi che arrivano” sono tutti fuori posto sappiamo bene che il gioco finisce rapidamente, ma nella maggior parte dei casi se uno s’impegna ed ha le condizioni adatte per farlo, riesce in un qualche modo a mettere le cose apposto.

Nessuno di noi riceve esattamente “tutti i pezzi” che gli servono per poter completare il proprio “puzzle”. La vera differenza sta in COME utilizziamo i pezzi che ci arrivano o che ci sono arrivati, e per capirlo dobbiamo diventare consapevoli di quali “pezzi” sono arrivati.

La crescita post-traumatica

Come abbiamo già visto in passato esiste una mole cospicua di ricerche che ci racconta una storia interessante sui traumi: molte persone invece di farsi abbattere dagli eventi che gli capitano, diventano più forti, coscienziosi ed efficaci.

Se hai ottenuto un basso punteggio al PCEs o uno alto sull’ACEs non significa che tu sia “spacciato” ed è probabile che tra tutti gli psinellini ci sia qualcuno che nonostante questi punteggi viva una vita ricca e soddisfacente (anzi se sei una di queste persone lascia un commento qui sotto).

Qui entra in campo un concetto interessante legato alla vita, qualcosa che assomiglia al tema dell’antifragilità di Taleb ma che molti chiamano anche resilienza. Per me non è solo resilienza perché questa descrive qualcosa che “torna come prima”.

Mentre la vita ci mostra che tendiamo a “diventare più forti”. Non mi credi? Se prendi una pianta e la pieghi da una parte e dall’altra danneggiandone leggermente il fusto, questa tenderà a rafforzare proprio quel punto.

Se usi tanto le mani per lavorare queste creeranno muscoli e calli che le proteggeranno. Insomma la vita tende a proteggersi e nel farlo ci rende via via più forti. Ovviamente sino ad un certo punto.

Non è mai troppo tardi

So che i dati di test come quelli presentati oggi possono far apparire la nostra vita come “già segnata” ma la verità è che la ricerca prova sempre di più la nostra capacità e possibilità di recuperare, a qualsiasi età.

Si, certamente se “le botte della vita” sono state così dure da spezzarti troppo le cose non sono così facili e so per esperienza che poche persone del genere leggerebbero un post fino a questo punto.

Se per caso mi stai leggendo e pensi che la vita sia stata troppo dura con te, che non ci sia più niente da fare, sappi che non è vero! Si, non ti basterà leggere e ascoltare le mie puntate per “migliorare” ma puoi fare tantissimo, più di quanto tu possa immaginare.

Il mindset con cui affronti queste sfide del passato è importante, sapere che puoi “recuperare” in qualsiasi momento con un po’ d’impegno è importante. Noi siamo davvero più forti di quanto non possiamo immaginare, ci basta solo pensare alla storia.

Viviamo nel periodo migliore di sempre da un punto di vista di possibilità umane, diritti umani, ricchezza e mortalità. Lo so che sembra una barzelletta ma come ti ripeto da sempre vai e leggi i dati riportati da Rosling e da Pinker.

Meglio di ieri

Come abbiamo visto nella puntata dedicata all’età dell’Oro l’idea che un tempo le cose andassero meglio di oggi si perde nella notte dei tempi. Da sempre abbiamo immaginato che un tempo le cose andavano meglio, che tutto stia andando a rotoli.

Le cose non stanno così per niente, negli ultimi 200 anni le cose sono cambiate in modo radicale nel mondo e continuano a migliorare. No, non mi riferisco a cose come il “climate change” che come sappiamo peggiora davvero.

Mi riferisco ad aspetti come la nutrizione, l’accesso agli elementi di prima necessità, ai farmaci, ai dirtti umani. Si abbiamo ancora tanta strada da fare ma posso assicurarti che non siamo nella direzione sbagliata, per quanto i media ci terrorizzino.

Cercare di migliorare le cose con speranza è l’atteggiamento mentale giusto in qualsiasi situazione e in particolare in “questa situazione”. Quando devi guardare nel tuo passato e cercare di capire che cosa non è andato come sarebbe dovuto andare.

Gli studi presentati non servono per segnare un destino e dire alle persone che sono “ormai così e cosà” ma serve invece per mostrare a genitori, educatori ed insegnanti su cosa concentrarsi per migliorare.

E serve a chiunque per capire davvero che tutto ciò che ci serve è migliorare le nostre relazioni… come ripeto ormai da anni: la vera crescita personale è una crescita relazionale!

Continuiamo questi interessanti discorsi nel Qde (quaderno degli esercizi) che hai ricevuto nella email di questa mattina (mi riferisco alla data di pubblicazione dell’episodio).

Alla prossima
Genna



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