Biohacking: cos’è e perché può aiutarti a vivere meglio



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di Andrea Giuliodori

aggiornato il 7 Giugno 2020

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Hai mai sentito parlare di Biohacking? Scopriamo di cosa si tratta e come può aiutarci a vivere meglio insieme al dott. Nicola Triglione.

biohacking

La crescita personale, nata negli Stati Uniti agli inizi del ‘900, è una filosofia di vita estremamente eterogenea e dalle molteplici ramificazioni.

In questo stesso blog, considerato da molti il riferimento italiano per gli appassionati di crescita personale, ho pubblicato centinaia di articoli negli ultimi 12 anni, articoli che vanno dalla gestione del tempo alla formazione di nuove abitudini, dalla crescita finanziaria alle tecniche meditative.

In questo nuovo contenuto di approfondimento voglio parlarti di uno degli ambiti più nuovi ed innovativi del miglioramento personale, un ambito che mi incuriosisce da alcuni anni e che sono certo avrà un ruolo sempre più rilevante nella nostra vita nel prossimo futuro…

…il Biohacking.

Dott. Nicola TriglionePer parlartene ho scelto di ospitare un intervento del Dott. Nicola Triglione, fondatore di Cuorelongevo.

Il Dott. Triglione è Medico Specialista in Cardiologia e Sports Cardiology Fellow presso la University of Washington.

Come Medico crede fortemente nel ruolo dell’attività fisica, della nutrizione e dello stress management per migliorare il benessere e prevenire le più diffuse patologie croniche.

In questo suo intervento il dott. Triglione ci farà un’introduzione al Biohacking, spiegandoci cos’è e come può aiutarci a vivere meglio e in salute.

Bene, lascio la parola al dott. Triglione.

Cos’è il Biohacking

Il biohacking è il tentativo di influenzare positivamente il nostro funzionamento generale grazie allo studio della biochimica e della fisiologia.

Esso consiste nell’apportare modifiche allo stile di vita al fine di ottenere risultati a lungo termine.

Alla base c’è il concetto secondo cui migliorare la propria salute in forma preventiva sia più vantaggioso di trattare le malattie.

Le origini del biohacking

Le radici di questo movimento affondano nella cibernetica, che il suo fondatore Norbert Wiener definiva nel 1948 come:

“l’ambito degli studi a confine tra la biologia, la neurofisiologia e la gestione delle informazioni”.

Il fondamento della cibernetica è il “ciclo di retroazione” (feedback loop): l’essere umano riceve informazioni sull’ambiente e reagisce a questi segnali adattandosi.

L’ispirazione per questo termine deriva dal greco kybernetes – timoniere della nave – ed ha contribuito anche all’idea di cyborg: organismi cibernetici dotati di componenti esterni che estendono le funzioni di controllo e autoregolazione.

Gli hacker del corpo

L’hacker è un esperto di sistemi informatici capace di penetrare in reti protette.

Il biohacker si propone invece di utilizzare le conoscenze scientifiche per comprendere e ottimizzare i sistemi biologici.

Tra i tratti comuni troviamo:

  • La voglia di sperimentare in autonomia su se stessi.
  • La tendenza a condividere le proprie scoperte.
  • L’uso della tecnologia (a volte smodato).

È difficile dare una definizione univoca del movimento di biohacking.

Questo campo risulta in continua evoluzione grazie ai progressi della scienza e alla commercializzazione di nuovi dispositivi biometrici indossabili (wearables) che permettono di monitorare parametri in passato misurabili solo in laboratori specializzati.

Nata come “biologia in garage”, negli ultimi anni questo mondo sta vivendo un’enorme trasformazione ed è uscito dagli scantinati per attirare gli investimenti di colossi tecnologici.

Per esempio Elon Musk, fondatore di SpaceX e Tesla, ha finanziato l’azienda Neuralink al fine di sperimentare l’integrazione tra cervello e computer grazie all’impianto di microchip e all’intelligenza artificiale.

Lo so, sembra la trama di un romanzo distopico come “Il mondo nuovo” di Huxley o di un episodio della serie “Black Mirror”.

La realtà è che siamo dannatamente complessi

Anche se ci sono similitudini tra biologia e informatica, la complessità dei sistemi biologici è su un altro livello.

La nostra evoluzione, infatti, è in corso da milioni di anni tra continui meccanismi di adattamento e feedback.

Per questo motivo il biohacking implica la percezione dell’essere umano come un network integrato e la necessità di implementare modifiche all’intero sistema per ottenere un cambiamento significativo nel lungo periodo.

Di fatto, solo il tempo e l’osservazione aiutano a individuare i diversi fattori in gioco.

Invece l’approccio metodologico e la raccolta dei dati permettono di comprendere e modificare una variabile che si sta monitorando.

Il tema è di grande attualità e la diffusione di questi concetti sta interessando sia la sanità che il mondo dello sport. Inoltre, in un futuro non molto lontano, l’analisi di dati biometrici potrebbe condizionare la vita sociale e alcune dinamiche del mercato lavorativo come le assunzioni e il riconoscimento di bonus ai dipendenti.

“Se non si può misurare qualcosa, non si può migliorarla”.

Lord William Thomson Kelvin.

Non esistono scorciatoie per la salute

Definirsi biohackers non richiede saper modificare il DNA con la tecnologia CRISPR o iniettare cellule staminali per vivere in eterno.

Non è nemmeno un modo per giustificare le 40 pillole di integratori assunte ogni giorno o un impianto di microchip sottopelle.

Non c’è neanche bisogno di mezzi sofisticati: abbiamo già a disposizione strumenti molto efficaci che, una volta trasformati in abitudine, garantiscono risultati esponenziali.

Volete alcuni esempi?

Queste attività migliorano lo stato di salute grazie alla capacità di modulare l’espressione di specifici geni:

  • Esporsi alla luce solare.
  • Meditare.
  • Fare digiuno intermittente.
  • Trascorrere del tempo a contatto con la natura.

Biohacker è chiunque sia sulla strada del cambiamento personale per diventare la migliore versione di se stesso.

Questo traguardo viene perseguito nel rispetto degli altri e cercando un equilibrio tra l’ambiente esterno e quello interno.

Dunque, siete pronti? Per cominciare è essenziale comprendere i quattro pilastri della salute:

  1. Nutrizione.
  2. Esercizio fisico.
  3. Gestione dello stress.
  4. Sonno.

Io li considero fondamentali e li paragono alle gambe di un tavolo, perché hanno tutti la stessa importanza e richiedono una distribuzione equa degli sforzi. Quando ottimizzati, questi aspetti diventano superpoteri capaci di accorciare le distanze tra te e i tuoi obiettivi.

Scienza o pseudoscienza?

Il termine pseudoscienza indica ogni teoria o pratica che vuole apparire scientifica ma non possiede i criteri di scientificità.

In questo senso il biohacking è pieno di contraddizioni perché popolato da individui dal dubbio background scientifico che promettono risultati clamorosi consigliando tecniche o prodotti non testati.

In questi casi il confine tra realtà e finzione può essere sottile e un efficace discernimento è possibile solo studiando in maniera approfondita e ricordando che l’essere umano non è un sistema lineare: quello che funziona per gli altri, non necessariamente può funzionare per noi.

Consiglio di diffidare di presunti biohackers che invece di promuovere uno stile di vita si concentrano su barrette energetiche, integratori miracolosi e consumo elevato di caffè.

Ci sono passati tutti

Beh, se non tutti, almeno quelli che hanno visto il film “Limitless” (2011).

A chi non è mai capitato di ricercare online strategie per ridurre il bisogno di dormire o migliorare la concentrazione con l’ausilio di un rimedio non farmacologico?

Sentiamo sempre più spesso di persone che sono riuscite ad hackerare la propria fisiologia ottenendo risultati notevoli nella sfera personale e in quella lavorativa.

Per esempio, quanti di voi hanno mai pensato di provare i nootropi?

Molte persone sono attratte dalla possibilità di migliorare le funzioni cognitive con una pillola.

Vediamo cosa c’è di vero su queste molecole:

  • Poche sono realmente innocue.
  • Molte sono incompatibili con la nostra chimica cerebrale.
  • Alcune richiedono dosaggi elevati per avere un impatto significativo.
  • Altre causano effetti collaterali o hanno un elevato potenziale d’abuso (creano dipendenza).
  • La maggior parte delle pillole assunte servirà solo a produrre urine costose.
  • Spesso i benefici sono paragonabili a quelli ottenibili con una modificazione intensiva dello stile di vita.

Cosa può darci dunque il Biohacking?

I Biohackers hanno in comune l’intento di modificare la biologia per ottenere migliori prestazioni psicofisiche:

  • Aumentata energia.
  • Maggiore concentrazione.
  • Miglior tono dell’umore.
  • Accresciuta abilità di gestire lo stress.

Esistono inoltre tecniche di Biohacking per influenzare positivamente qualsiasi cosa, dal recupero dopo un allenamento intenso alla forza di volontà.

Di contro giocare con la chimica dei neurotrasmettitori o rendere estremo lo stile di vita può comportare dei rischi.

Se è vero che alla base del Biohacking vi è la ricerca individuale, in molti casi è meglio affidarsi ad un esperto.

Perché lo facciamo?

I Biohackers sono animati dal desiderio di creare, esplorare e innovare.

Però, se davvero intendiamo superare alcuni limiti fisici e mentali è opportuno chiedersi perché desideriamo questo cambiamento.

Biohacking è un termine che racchiude varie forme di miglioramento della salute e solo una profonda consapevolezza del proprio corpo e dei propri obiettivi può aiutare a scegliere la tecnica più compatibile con la propria indole.

Personalmente il motivo per cui da anni studio, sperimento e applico il biohacking è per mantenere uno stato di benessere duraturo sul piano psicofisico e sociale.

Questo è diventato anche un aspetto del mio lavoro: proporre strategie pratiche e fungere da filtro per argomenti che mi appassionano e che per me rappresentano l’unione tra sfera personale e professionale.

Il Biohacking è per tutti

Il nostro stile di vita è a dir poco frenetico e logorante.

Le conseguenze a lungo termine non sono trascurabili perché implicano l’insorgenza di disturbi fisici, mentali, emotivi e relazionali.

Per questo motivo sempre più persone sono alla ricerca di soluzioni per migliorare il proprio benessere e gestire lo stress della vita moderna.

Il biohacking si propone come strumento per ottimizzare questo percorso utilizzando la scienza, la tecnologia e una profonda comprensione della fisiologia umana.

L’aspetto più importante per cominciare è capire cosa funziona meglio per te.

“Il miglior investimento che puoi fare è su te stesso”

Warren Buffett.

Conclusioni

Ringrazio il dott. Nicola Triglione per questa introduzione al Biohacking 🙂

Fammi sapere nei commenti se ci sono ambiti toccati dal Dott. Triglione che vorresti vedere approfonditi in articoli futuri e se in generale il Biohacking è un argomento che potrebbe interessarti.

Buona settimana e a presto.

Andrea Giuliodori.



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