Il test “del regalo”: dalla metafora del barista alla intelligenza interpersonale


Scommetto che anche tu hai quell’amico che nonostante non sia più preparato o titolato di te, raggiunge però risultati più alti di te. Tutti abbiamo un amico così, una persona che sembra avere la magica dote di riuscire ad entrare in relazione con chiunque.

Io non sono così per sfortuna ma per fortuna tale mancanza mi ha spinto in questi anni a cercare di capire quale fosse la differenza tra me e queste persona dotate. Nella puntata di oggi vediamo proprio questa intelligenza sociale all’opera.

E lo facciamo partendo dalla nostra cara “metafora del barista”, buon ascolto:

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Sei riuscito a capire se sapresti fare “quel regalo”?

Questa idea mi è venuta preparando un corso per consulenti e mi sono chiesto: come faccio a sapere se quella persona ha realmente ascoltato i propri clienti? Se quella persona si è realmente presa cura “della mente degli altri”? E mi è saltata in mente questa analogia con il regalo, se hai letto “Facci Caso” l’hai già incontrata.

Per riuscire a fare un buon regalo a chiunque conoscerlo non basta, per prima cosa i gusti delle persone cambiano e spesso neanche i diretti interessati se ne rendono conto. E’ chiaro che se vedo che il mio amico compra tutte le scarpe di un certo tipo posso ipotizzare che il mio regalo migliore sia quello.

Ma se magari lo conoscessi meglio scoprirei che odia che la gente gli regali abiti, perché desidera essere lui a sceglierseli. Ci sono situazioni di questo genere quando dobbiamo fare un regalo, dobbiamo metterci non solo nei panni dell’altra persona ma dobbiamo anche sincerarci che quei panni non siano quelli che noi crediamo ma siano i suoi “veri abiti”.

I nostri “abiti” cambiano nel tempo e se non stiamo attenti, davvero attenti a ciò che dicono le persone, se non poniamo domande, se non li ascoltiamo, semplicemente ci illudiamo di fargli un bel regalo. Succede tutti i santi giorni: mariti e mogli che credono di conoscersi, padri e figli e avanti così, potrei fare una lunga sequela.

Infatti più la conoscenza è stretta e più difficile diventa uscire da questa sorta di bias, tendiamo a credere che al nostro amico Luigi piaccia ancora andare a pesca, per questo gli regaliamo tutto un kit per farlo. E magari scopriamo che da quando si è appassionato al golf non sta più andando a pescare.

Il cervello “genovese”

Sai che mi piace scherzosamente dire che il nostro cervello è tirchio come un genovese, ma ovviamente si tratta di uno stereotipo che mi posso permettere di usare perché io sono nato e cresciuto in Liguria, e forse c’è una parte di “genovese” anche dentro di me. Ecco con questo ho messo le mani avanti per non farmi odiare da tutti i liguri che mi seguono!

Il nostro cervello tende al risparmio e per farlo si adagia sulle proprie convinzioni e sulle proprie visioni del mondo. Lo fa con una velocità tale che negli esperimenti sociali l’effetto è talmente potente che per anni è stato utilizzato un vero esperimento sociale come se fosse una cadid camera, un prank come lo chiamano i giovani d’oggi.

Lo conosciamo tutti in varie forme: un ragazzo ferma una persona e gli chiede informazioni su un luogo specifico. Ma d’un tratto arrivano degli operai che si frappongono tra queste due persone, il ragazzo che chiede informazioni viene sostituito da qualcun altro. A volte addirittura da una ragazza o da una persona con il colore della pelle diverso.

La reazione è spesso invisibile, chi stava dando informazioni continua a farlo come se stesse davanti alla persona di prima. Questo esperimento è stato fatto così come descritto ma anche con tante altre variabili e la maggior parte della gente (se non sbaglio intorno all’80%) non si accorge della sostituzione, anche quando lo sperimentatore glielo confessa.

Se hai letto “Facci Caso” questo meccanismo non ti sorprenderà e neanche se mi segui da diverso tempo. Abbiamo infatti visto più e più volte che le nostre mappe ci impediscono di osservare le cose come stanno e tra queste cose anche il loro modificarsi nel tempo.

Universi in mutamento

Quindi nonostante ognuno di noi senta di essere un universo di esperienze, memorie e sensazioni e sa che la propria ricchezza interiore è in divenire, spesso fatichiamo ad immaginare che anche gli altri siano come noi. Cioè che ognuno sia in fondo un universo in continuo mutamento, ecco perché fatichiamo “a starci dietro”.

Ecco perché le relazioni sono croce e delizia della nostra esistenza: da un lato sono indispensabili per una vita sana e soddisfacente (è la scienza a dirlo) e dall’altro sono il banco di prova più difficile che affrontiamo. Lo chiamo “banco di prova” perché in realtà è proprio in questo che il nostro cervello si dedica maggiormente.

E’ talmente avanti, il nostro “genovese”, che lo fa di continuo, soprattutto quando siamo da soli! E’ un paradosso? No se lo guardiamo dal punto di vista dell’evoluzione: se le relazioni sociali sono ciò che ci ha consentito sino ad oggi di sopravvivere è naturale che ci si pensi molto. E’ naturale che siano “croce e delizia” della nostra esistenza.

Ci piace pensare all’uomo che non deve chiedere mai, ma in realtà possiamo oggi essere “individualisti” solo grazie al fatto che per millenni siamo stati invece “collettivisti”. Ed anche nella nostra individualità è assurdo immaginare che ognuno possa realmente bastare a se stesso e ovviamente non intendo dal punto di vista emotivo.

La crescita personale cavalca proprio quest’idea di uomo che si è fatto da se, del self made man ma la verità è che siamo una meravigliosa unione di entrambe queste spinte: siamo interconnessi e collaboriamo da sempre, ma in ogni buona rete la forza è determinata dalla capacità di ogni singolo nodo, allo stesso tempo è importante essere indipendenti.

Crescita personale e intelligenza sociale

Ora l’idea dell’uomo che si fa da sé non è così negativa, in parte è necessario che ognuno si senta responsabile e protagonista della propria vita. Tuttavia la verità è che “ci facciamo da noi ma attraverso gli altri”, cioè anche se non ci piace ammetterlo le nostre capacità vengono sempre valutate da un altro e noi proveniamo “dagli altri”.

La nostra natura è sociale, il nostro sviluppo da quando siamo bambini a quando usciamo di casa dipende dalla nostra famiglia, dal gruppo di amici che abbiamo frequentato ecc. Non è qualcosa che accade nel vuoto e la capacità di avere a che fare con gli altri sono evidentemente le più importanti sin dalle prime interazioni.

Non sto parlando di persone che sono “l’anima delle festa” ma sto parlando di abilità sociali di base che ci aiutino a costruire buone relazioni in ogni nostro stadio della vita. Perché sono proprio le relazioni il nostro vero campo di prova, è attraverso queste che scopriamo come è fatta per davvero la gente.

Siamo tutti bravi a fare i “guru” standocene rinchiusi nei nostri ashram o nelle nostri torri d’avorio, ma la cosa più complessa è avere a che fare con gli altri. Se non mi credi fai questo test: prendi carta e penna e scrivi 3 eventi negativi, tre eventi che ti hanno fatto molto male nella tua vita. E sono pronto a scommettere che c’entrano altre persone.

Si certo, potresti anche raccontare eventi pazzeschi come terremoti e catastrofi naturali dove non c’entrano gli altri, ma sarebbero molto rare queste situazioni. La maggior parte dei nostri “dolori” derivano dalle relazioni, per fortuna anche la maggior parte delle nostre gioie derivano dalle stesse esperienze. Te l’ho detto: croce e delizia.

Il nostro barista

Iniziare a vedere le relazioni dal punto di vista della mentalizzazione, cioè del nostro barista è un modo molto semplice per metterle nella giusta prospettiva. Lo so è solo una metafora ma spiega molto bene il fatto che ognuno tenda a pensare al mondo a partire dai propri punti di riferimento, dal proprio punto di vista.

E lo facciamo tutti in una qualche misura, chi riesce bene nelle relazioni ha la capacità di tenere a mente la mente dell’altro, e facendolo non solo fa sentire l’altro importante e considerato ma in alcuni casi riesce ad intuire ed anticipare i suoi bisogni e desideri. Proprio come una buona madre fa con il proprio bambino, prima ancora che possa parlare.

Per quanto ci piaccia pensare di essere particolarmente intelligenti nulla di ciò che ci circonda sarebbe stato creato se non avessimo auto l’abilità di collaborare. Quindi di entrare in relazione tra di noi scambiandoci informazioni più o meno complesse. Senza pensare al fatto che senza relazioni tendiamo a spegnerci.

Continueremo questo affascinante argomento nel nostro Quaderno degli esercizi.

A presto
Genna



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