Intelligenza emotiva: il “carburante sottile” di ogni azione umana…


Intelligenza emotiva: il vero carburante di ogni azione

Ti è mai capitato di essere leggermente assonato durante una lezione e di colpo il professore dice: “Lei, lei potrebbe alzarsi in piedi e dirci X e Y?”. In quel momento cosa succede?

Ti svegli di colpo dal tuo torpore, tale effetto è evidente a tutti ed è chiaro che sia legato al mondo delle emozioni. Sono queste infatti a dare una sferzata di energia al tuo corpo per renderlo pronto alla sfida.

Nella puntata di oggi torniamo a parlare di intelligenza emotiva e del perché si tratta del carburante delle nostre azioni… buon ascolto:

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Dall’inconscio alle emozioni

Se hai ascoltato la puntata precedente, quella dedicata all’inconscio, di certo non ti sarà sfuggito il collegamento con quella di oggi. Anche perché lo rendo palese sin dalle prime battute dell’episodio odierno, ma non tanto perché le emozioni facciano parte dell’inconscio.

Ma perché come per l’idea di inconscio anche le emozioni sono state trattate per secoli in modo negativo, come qualcosa da tenere a bada, qualcosa da nascondere o da sopprimere in virtù di una immagine di uomo razionale e controllato.

Dopotutto non è così assurdo trovare un perché a questo comportamento verso il mondo emotivo: immagina di dover assumere una persona, leggi il suo curriculum e ti sembra perfetto per la posizione che deve andare a ricoprire.

Entra il candidato e lo vedi vistosamente sudato, che incespica con le parole, con le mani tremolanti ed il fiato corto. Ti farebbe una buona impressione? Molto probabilmente no, lo vedresti come una persona incapace di gestire l’emotività.

E quasi spontaneamente, pur non essendo magari un esperto di gestione delle emozioni penseresti che per quanto sia preparato quel colloquio non ti abbia particolarmente colpito. Al contrario una persona con un CV più scarno ma con una grande capacità di gestione emotiva farebbe tutt’altra figura.

La disregolazione emotiva

Come abbiamo visto in una recente puntata quando le nostre emozioni superano una certa “finestra di tolleranza” iniziano a trasformarsi in nemici controproducenti. E questo non vale solo per le così dette “emozioni negative” molto frequenti ed evidenti.

Ma varrebbe anche per un eccesso di emozioni positive: immagina di essere ad una commemorazione importante di una persona che conosci poco per cui non sei molto coinvolto. Sai di dover tenere un certo atteggiamento ma ad un tratto un amico ti fa una di quelle battute che fai fatica a trattenere le risate.

Cosa succede? Se ad un tratto ti chiedessero di parlare, con molta probabilità il tuo tono di voce non sarebbe adeguato alla situazione. Questo caso che sembra uscito da un film comico è in realtà molto frequente e la ricerca ha provato che anche le emozioni positive hanno i loro “lati negativi”.

Lo abbiamo visto in questa puntata nella quale ti ho raccontato di un caro amico che, tutto felice per la propria squadra del cuore non si è reso conto di essersi infilato in una rissa nascente, diventandone la vittima principale. Questo perché le emozioni positive diminuiscono la profondità della codifica delle informazioni che riceviamo.

Quindi che siano “positive o negative” quando le emozioni sono disregolate, cioè fuori dal range di cui solitamente siamo capaci, esse tendono a “disintegrare” la nostra mente, a fargli perdere integrazione.

Diffidenza e “fluido emotivo”

Dato che le emozioni si fanno sentire per bene quasi esclusivamente se si disregolano, quando noi pensiamo alle emozioni siamo portati a ricordare questo tipo di eventi, quando usciamo dalla finestra di tolleranza. Non tanto al fatto che siamo “costantemente emozionati”.

Questo ha sicuramente contribuito a mettere in cattiva luce il mondo emotivo sin dalla antichità. Relegando le emozioni alla stessa stregua dell’inconscio, a quelle parti di noi che non sono “proprio nostre” e che derivano da un qualche mondo oscuro dentro (o fuori) di noi.

Tuttavia così come per l’inconscio negli ultimi anni abbiamo capito che il nostro mondo interiore è costantemente immerso in un “fluido emotivo”. Se in questo momento sei bello tranquillo, rilassato e magari incuriosito dalle mie parole leggerai in un certo modo.

Se al contrario sei arrabbiato, infastidito, scomodo fisicamenet ecc. tenderai a leggerle con un altro punto di vista. Per quanto possa sembrare assurdo le sottili emozioni che ci percorrono costantemente hanno il potere di influenzare come vediamo le cose interno a noi (e dentro di noi).

Ne abbiamo prova diretta quando l’emozione è molto intensa: sei molto felice per una bella notizia, incontri per caso un conoscente con il quale di solito c’è un freddo “ciao” e questa volta invece sei tutto felice ed anche quella persona se ne rende conto.

Trasferire emozioni

Continuando con gli esempi di prima: se al contrario sei arrabbiato con il tuo capo, esci dal tuo ufficio ed incroci un collega che ti saluta, potresti rivolgerti a lui in modo rabbioso e/o scortese. In altre parole hai trasferito quella emozione, nata nella situazione A, alla situazione B. Perché?

Perché le emozioni, soprattutto quelle negative, hanno una lunga durata dentro di noi che si estrinseca anche per diverso tempo, da secondi a minuti se non ore nei casi più rari. Per tanto è praticamente inevitabile trasferirle da un contesto ad un altro, quando tali luoghi sono ravvicinati.

Per cui tornare a casa dal lavoro con “l’umore nero” farà si che tu tenda a vedere anche la situazione a casa con le stesse tinte fosche. Quindi dobbiamo imparare a dominare le nostre emozioni per evitare che vi siano trasferimenti? Dipende!

Dominarle è impossibile perché proprio come abbiamo visto per l’inconscio, le emozioni sono alla base del nostro pensiero. Cioè non esiste pensiero che sia privo di carica emotiva, cosa che durante la giornata non notiamo.

Tali attivazioni sono talmente sottili che non ci rendiamo conto di essere in uno stato piuttosto che in un altro stato emotivo. E non è neanche indispensabile saperlo sempre, perché sarebbe come fissare la spia della benzina che lampeggia invece che cercare un benzinaio. Solo che…

Le emozioni sono benzina… nascosta!

Esattamente come detto molte volte nella puntata di oggi il nostro mondo emotivo è energia che scorre e che utilizziamo per fare (o non fare) le cose. Allora perché la gente non si rende conto che si tratta di “benzina” e non di un freno?

I motivi sono molti, alcuni di questi li abbiamo discussi nella puntata odierna mentre altri sono stati argomentati in altri episodi, ma sto iniziando a credere che la base di tale inconsapevolezza risieda nel fatto che “essendo sempre emotivi” non ci accorgiamo di esserlo.

Un po’ come un pesce al quale venga chiesto: “Tu sai che cosa è l’acqua e come ci si sente ad esservi immersi?” è probabile che il pesce, anche se possedesse la parola, non saprebbe rispondere perché è talmente immerso in quel liquido da non accorgersi della sua presenza.

Anche io e te siamo circondati dall’atmosfera, non è vuota è zeppa di gas, sostanze, microbi, onde elettromagnetiche che non riusciamo a vedere eppure ci viviamo immersi. La stessa cosa può essere capitata alle nostre care emozioni che diventano visibili solo quando sono “disregolate”.

Ti accorgi di essere arrabbiato solo quando la rabbia supera una certa soglia, ti accorgi di essere sereno solo quando tale serenità viene turbata o quando qualcuno ti chiede: “ehi ti vedo bello sereno, come ti senti?” o qualcosa del genere.

Il corpo e le emozioni

Lo stesso paragone potremmo farlo con il nostro corpo fisico, che oltre ad essere estremamente implicato nel processo emotivo funziona più o meno con le stesse regole. Fino a quando cammini senza problemi non ti curi di come appoggi i piedi per terra!

Banale vero? Si è banale ma non lo è per chi ha avuto un incidente o sta cercando di migliorare la propria postura, chiunque abbia avuto problemi di deambulazione sa quanto è complesso come meccanismo. Eppure nel 99% della nostra vita non ce ne rendiamo conto.

La nostra società altamente complessa ci costringe ad interpretare un mondo super astratto e questo ci conduce spesso a scappare dal corpo. Al punto tale che non sappiamo più se quel mal di pancia ci è venuto perché abbiamo mangiato male o perché siamo molto emozionati.

A me capita di lavorare incessantemente per diverso tempo senza rendermi conto dell’impellente bisogno di andare in bagno. Quando la cosa diventa troppo intensa devo “scappare in bagno”, e mi sorprendo sempre di non essermi accorto di tale bisogno fisiologico, scommetto che è capitato anche a te.

Le emozioni sono somatiche, cioè nascono dal corpo e si sentono nel corpo, questo non significa che somatizzi tremendamente le tue emozioni come ti fanno credere molti personaggi. Ma significa che il tuo corpo è il luogo in cui le emozioni si fanno sentire, per questo la meditazione è un ottimo strumento per gestirle.

La pratica della meditazione ti connette al tuo corpo, al tuo “metabolismo” che potremmo quasi chiamare scherzosamente “mentabolismo” giocando con l’idea di una mente incarnata nel corpo, cosa sempre più evidente alla luce delle ricerche sulle neuroscienze.

Perché vedere le emozioni in questo modo?

Non tutte le persone vedono le emozioni come “negative” c’è anche chi è ultra convinto che la mossa migliore da fare sia cercare di dominarle. In parte non ha tutti i torti se per dominio intende “gestire” cioè cavalcare, perché se invece intende altro…

Se intende altro, cioè il tentativo di controllarle come se fossero un oggetto, anzi non solo come una cosa ma come un pezzettino di se, forse si stanno solo illudendo. Lascia che mi spieghi meglio, le emozioni precedono e coinvolgono ogni tuo pensiero.

Cercare di controllarle attraverso altri pensieri è come cercare di svuotare una piscina con un cucchiaino, magari ci riesci ma serve un sacco di tempo e di sforzo. Molto meglio è renderti conto che quella piscina sei tu, il che non significa farti investire da ogni emozione che sopraggiunge.

Ma significa invece riconoscere quell’energia e cercare di incanalarla nella direzione più proficua in quel momento. Il che non è assolutamente facile da fare intenzionalmente, sai perché? Perché avviene quasi sempre in modo spontaneo, allenati a riconoscerlo e a favorirlo.

Ci sono molti modi per farlo il mio preferito è attraverso la consapevolezza quindi attraverso la meditazione. Come detto in puntata: oggi non voglio darti indicazioni su come gestire le tue emozioni, ma solo mostrati perché dovresti allenarti nella loro gestione.

Servo e padrone

Tu non sei né il servo e né il padrone delle tue emozioni, di certo se inizi a vederle come se fossero un demone interiore tenderai a cercare di padroneggiarle, quindi a gestirle come se fossero oggetti. Al contrario se pensi di dover seguire ogni tua emozione, allora ne sei schiavo, sei servo.

No, le emozioni sono una parte di te, una parte molto importante che per secoli abbiamo cancellato dai nostri vocabolari ma sempre “una parte”, il modo giusto di vederle è come “processi fisiologici che servono per proteggere l’organismo”.

Non solo nel farci fare azioni specifiche o nell’inibire talune azioni, ma anche nel senso della puntata di oggi: donare energia a tutto il sistema affinché si mobilizzi verso una direzione. La visione “bianco/nero”, “servo/padrone” che generano le emozioni è il modo più stupido per vederle.

E’ il modo migliore per iniziare a temerle o cercare di domarle, come se fossero qualcosa di lontano e diverso da te, e invece come abbiamo visto, siamo sempre immersi nel nostro mondo emotivo, anche quando non ce ne accorgiamo assolutamente.

Continueremo questo discorso nel Qde di oggi, zeppo di riflessioni interessanti sulla gestione delle emozioni e sulla “intelligenza emotiva”.

A presto
Genna



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