La meditazione come cura e prevenzione funziona davvero?


Se è la prima volta che leggi il mio blog e sei alla ricerca di “meditazione” per l’ansia, la depressione, il disturbo borderline o qualsiasi altra psicopatologia, sei nel posto giusto.

No non ti spiegherò come usare la meditazione per fare queste cose ma ti racconterò perché devi EVITARE di vedere la pratica contemplativa come se fosse una sorta di panacea per tutti i mali le cose non stanno così.

Ci sono numerosi studi che ne esaltano le virtù terapeutiche e in questo episodio vedremo perché la meditazione è una sorta di auto-terapia.

Ascolta “344- La meditazione come cura e prevenzione… funziona davvero?” su Spreaker.

La meditazione non è una terapia

Quando la gente mi scrive “scusi dottore ho l’ansia e vorrei iniziare a meditare” io rispondo sempre così: “allora vai da un mio collega oppure acquista qualche, libro/prodotto che abbia a che fare con l’ansia” non cercare la cura nella meditazione.

La gente ci resta male anche perché a volte è stata mandata dal proprio psicologo che seguendo il mio lavoro consiglia di usare Clarity o cose del genere. Ovviamente se una persona sta svolgendo un percorso di terapia può usare la meditazione come cura ma in caso contrario le cose potrebbero non essere così lineari.

La meditazione o meglio la mindfulness è diventata davvero famosa quando 3 miei colleghi hanno iniziato a capire che si trattava di un metodo portentoso per evitare le ricadute di pazienti gravemente depressi. La fama derivava dai risultati di questa ricerca nel mio ambito.

Anche il fatto che fosse associata alla “riduzione dello stress” e che tali corsi venissero fatti da un biologo (Kabat-Zinn) all’interno di un ospedale lasciava intendere che il metodo fosse un vero e proprio percorso clinico di cambiamento personale. Ma le cose sono più complesse di così.

La meditazione nasce come strumento per lenire la sofferenza, così almeno ci è arrivato dal primo Buddha ma lo faceva non partendo dalla quella che oggi chiameremmo “sofferenza acuta” ma dall’analisi e dall’osservazione di come funziona la nostra mente, che non è mai “pienamente soddisfatta”.

Anche noi occidentali vogliamo essere felici

Anche noi occidentali con Schopenhauer siamo arrivati a conclusioni simili sulla felicità, e non è un caso che il caro Arturo (il nome italianizzato del filosofo) fosse appassionato di studi orientali. Come ci dimostra Pierre Hadot nei suoi studi anche in antichità cercavamo metodi per vivere meglio.

Non si trattava però di metodi terapeutici da usare in fase acuta, si trattava di percorsi spirituali che conducevano ad avere una vita migliore (rispetto agli standard preposti) mentre invece oggi la meditazione viene vista da molti come una sorta di “farmaco per le malattie”.

La verità è che se utilizzi la consapevolezza come farmaco e lo fai da solo, magari perché ti hanno consigliato di seguire il mio sito perché provi un po’ di ansia, è molto probabile che le tue preoccupazioni aumentino invece di diminuire, perché?

Perché la meditazione funziona esattamente come una sorta di esercizio fisico, se fai certi movimenti rendi la tua schiena più forte e diventa più difficile avere mal di schiena. Certi esercizi poi possono addirittura aiutare se abbiamo un po’ di male alla schiena, ma solo se fatti con una guida e in fase riabilitativa.

Ma se cerchi da solo di fare certi esercizi perché ti hanno detto che fanno bene alla schiena e non sei allenato è molto probabile che il tuo dolore aumenti. Questo non perché fai le cose male ma perché per fare certi movimenti dovresti avere una certa preparazione.

Una questione di preparazione

La meditazione come ogni altra forma di allenamento è una sorta di preparazione non è un farmaco. Se vai in palestra regolarmente ed un giorno ti ferisci e sei costretto a restare a letto, quando sarà il tempo di fare la riabilitazione sarai avvantaggiato avendo una preparazione atletica alle spalle.

Non solo, se sei allenato fisicamente ed un giorno devi fare una corsa perché stai per perdere il treno i tuoi muscoli non ti faranno male il giorno dopo. E potrei andare avanti per ore ma hai capito dove voglio arrivare, al fatto che meditare è una preparazione, è un allenamento non è una cura per le nostre sofferenze acute.

Anzi è identico alla palestra, quindi iniziare a meditare perché hai gli attacchi di panico ed il tuo medico di base ha letto su un articolo che meditare potrebbe farti bene è un po’ come dire: “Ah vedo che hai la schiena a pezzi, allora visto che sulla carta alzare pesi fa bene alla schiena dovresti fare un po’ di esercizi con i pesi in modo da stare meglio”.

E’ chiaro che se ti fa male la schiena ed inizi ad alzare pesi ciò che accadrà sarà esacerbare il tuo dolore. Se quel male è piccolo è probabile che con un buon allenamento se ne vada, ma se quel dolore è importante è quasi sicuro che alzare pesi peggiorerà la situazione.

Mentre scrivo queste parole mi hanno appena scritto in privato questa domanda: “esistono meditazioni per quando si sta tanto male?” la risposta è assolutamente no, se non sai meditare e ti faccio portare attenzione a te stesso quando soffri molto non faccio altro che amplificare la sofferenza. Ma allora come mai molti la consigliano?

La disidentificazione

Molte persone confondono la nostra cara disidentificazione, cioè la capacità di osservare il nostro mondo interiore senza identificarci con i nostri pensieri e con i nostri contenuti mentali, con uno stato modificato di coscienza positivo tipico del rilassamento o dell’ipnosi.

Si crede che la meditazione ti conduca in un luogo magico dal quale tu puoi agire magicamente con qualcosa dentro di te, ma non funziona così. E’ infatti la capacità di disidentificarci che ci consente di osservare noi stessi da un altro punto di vista, e non è una dissociazione, cioè non è il NON sentire ma è sentire di più di prima.

Abbiamo visto in altre puntate che “disidentificarsi” cioè osservare i contenuti mentali senza farci trascinare non è “dissociarci” cioè entrare in uno stato di coscienza modificato talmente intenso da spezzettare la nostra esperienza soggettiva.

E’ come dire, ti faccio immaginare di essere in una spiaggia con il sole, il suono gradevole del mare, il profumo della salsedine ecc. Questo stato di relax totale conduce a benefici positivi per il corpo, i muscoli si rilassano, le ghiandole smettono di produrre cortisolo, si abbassa l’infiammazione del corpo ecc.

Ma non sei nel presente, quella non è la nostra meditazione, se ti squilla il telefono all’improvviso trasali ed esci da quello stato. Questa è una dissociazione, cioè uno spezzettamento del tuo mondo interiore. Al contrario la disidentificazione non spezzetta ma ti consente di osservare tutto, anche lo squillo del telefono ed il tuo trasalire… che sarà molto inferiore.

Narrazioni e tradizione

La tradizione è zeppa di narrazioni di persone “tristi ed infelici” che hanno trovato ristoro nella meditazione, non solo anche uno tra i miei maestri (spirituali perché non l’ho mai conosciuto) S.N. Goenka dice di aver iniziato a meditare perché il suo mal di testa non trovava rimedio nella medicina allopatica (quella classica).

Per tanto sono molte le testimonianze di persone che hanno risolto problemi anche gravi attraverso la meditazione, magari seguendo un lungo ritiro o affidandosi ad un maestro. Vedi questo è leggermente diverso dal leggere un libro o un mio post e meditare con l’intento di stare meglio, soprattutto quando il problema è “psicologico”.

Si, perché la meditazione agisce a livello psicologico in primis per questo è difficile gestire i nostri pensieri se soffriamo mentalmente. Per usare una sorta di analogia informatica è come dire che il tuo sistema operativo sta avendo dei grossi problemi, cioè non riesci più ad entrare in Windows o in IOs.

E come soluzione cerchi di mettere le cose apposto a partire dal sistema operativo, è come cercare di entrare in Winsows quando questo non si avvia ed è chiaro che devi farlo partendo da altrove, devi reimpostare il famoso “Boot” e da li magari installare o reinstallare un sistema operativo nuovo o aggiornato.

E’ la messa in pratica della famosa frase di Einstein che prende corpo nella logica di Rusell: “Non puoi risolvere un problema a partire dalle stesse premesse che lo hanno creato” devi uscire da quel sistema per metterlo apposto. La meditazione è una sorta di “uscita dal sistema” per diventare consapevoli.

Uscire dal sistema

Quando una persona soffre psicologicamente la prima cosa che desidera è che tale sofferenza cessi, per tanto fa di tutto: evita di pensarci, beve, si droga, si distrae o va alla ricerca di soluzioni facili che gli diano l’impressione di poter stare bene subito (l’esempio della spiaggia di prima).

Ma tutte queste soluzioni partono dal problema stesso mentre in realtà la vera disidentificazione ci consente, con un buon allenamento di osservare le cose come se fossimo al di fuori del sistema stesso. Andando nel concreto: se soffri perché hai dentro una vocina che continua dirti che non vali niente la soluzione migliore non è metterla in discussione.

Non è metterti li e ripeterti quanto invece sei forte e bello, ricordando tutti i tuoi successi del passato, perché ciò che accade è l’instaurarsi di una lotta interiore tra quella vocina cattiva e le vocine buone che crei tu stesso. Se il problema è piccolo potrebbe anche funzionare ma se il problema è grande o complicato questo modo di fare può incasinare le cose.

Per tanto quando riusciamo davvero a fare questo “epoché”, questo passo indietro che ci consente di osservarci senza intervenire ecco che inizia la cura. Tuttavia più alta è la sofferenza e più diventa difficile fare questo passo indietro, perché la sofferenza aumenta la consapevolezza ma in modo identificato.

Come quando ti fa male un piede e pensi che tutti vogliano pestartelo e più cerchi di evitarlo più rischi che accada perché perdi la capacità innata di schivare le persone accanto a te. Questo è il vero motivo per cui se non sei allenato meditare con l’intento di auto curarti può diventare molto pericoloso perché aumenta la tua attenzione “al dolore”.

La meditazione come cura

Ma allora è impossibile curarsi con la meditazione? Assolutamente no, ma dobbiamo essere allenati o accompagnati in questo percorso, proprio come ci faremmo aiutare se avessimo il mal di schiena senza improvvisarci auto fisioterapisti e facendo esercizi a caso.

Lo stesso vale per la psicoterapia, la meditazione con le sue proprietà è qualcsoa che tutti i miei colleghi dovrebbero conoscere perché, come abbiamo visto, sfrutta moltissimi meccanismi del cambiamento personale, tuttavia bisogna usarla saggiamente per evitare di fare “movimenti inconsulti” che possano danneggiare la situazione.

Se vuoi approfondire il tema degli effetti collaterali della meditazione ti consiglio di ascoltare anche questo episodio dove diciamo alcune cose simili a quelle di oggi ma per casi molto più gravi. La meditazione è una manna dal cielo che può aiutarti a vivere meglio ogni esperienza delle tua vita, ma non è una magia e necessita esercizio, studio e accortezza.

Come tutte le cose potenti vanno maneggiate con cura, non è pericolosa di per se come non sarebbe pericoloso fare dello stretching prima di allenarci, ma se abbiamo appena avuto uno strappo fare l’allungamento sbagliato può darci il “colpo di grazia” per questo l’auto aiuto con la meditazione va fatto in modo consapevole ed equilibrato.

Continuiamo questo argomento con anche aspetti più tecnici nel nostro Qde di questa puntata.

A presto
Genna



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