L’equazione “segreta” della soddisfazione personale e professionale


Perseguire i tuoi obiettivi personali e professionali ti dona soddisfazione? Sembra una domanda retorica, chi non si sentirebbe “felice” di raggiungere i propri obiettivi?

Le azioni che compiamo nel quotidiano hanno un potente impatto sul nostro modo di vederci, di auto-valutarci, per usare un brutto termine, “sulla nostra autostima”

Oggi vedremo come trarre vera soddisfazione e auto-efficacia dai nostri obiettivi personali, che tu ne abbia o meno ti consiglio di ascoltare…

Ascolta “318- L’equazione “segreta” della soddisfazione nella vita e nel lavoro…” su Spreaker.

Facciamo un gioco

Immaginiamo insieme per qualche istante che queste parole siano davvero importanti per te, perché entro la fine di questo post potresti avere una conoscenza così approfondita da riuscire a…

E così lasciamo in sospeso per un secondo questa idea, che mi serve solo per far crescere dentro di te il desiderio di proseguire con la lettura, ma non perché desidero che tu mi legga fino in fondo (anche questo ovviamente).

Ma perché vorrei farti “toccare con mano” un pezzetto dell’insegnamento che mi ha portato alla stesura di questo episodio: distinguere il processo dall’obiettivo. Una faccenda non troppo semplice perché richiede intenzionalità!

Ecco proseguiamo con la nostra fantasia immaginando che tu non veda l’ora di portare a termine l’obiettivo di finire questo post… magari sei di fretta e vorresti subito arrivare al nocciolo della questione, quando in realtà ci sei già.

Sei già nel nocciolo della questione, in special modo se hai ascoltato la puntata, ma il punto è che non c’è una parola più importante di quella che stai leggendo in questo preciso momento.

La cosa più importante che stai facendo

La cosa più importante che stai facendo adesso è leggere queste parole, non perché sia davvero più importante di altre 1000 incombenze della tua vita o della società che ti circonda, ma perché è ciò che stai facendo ADESSO per portare a casa “l’obiettivo”.

Che non è il semplice fatto di finire di leggere queste parole ma è “come le finisci” che fa tutta la differenza del mondo. Perché se mi leggi di fretta, alla ricerca della formula magica per la soddisfazione personale, significa che non sono riuscito a spiegarmi bene nell’episodio.

Perché la chiave per la tua soddisfazione è dare importanza a ciò che fai, qualsiasi cosa essa sia in questo momento. Se hai preso la decisione di leggere queste parole significa che adesso, è questo ciò su cui portare la tua attenzione.

Lo so che sembra ultra banale ma ti assicuro che non lo è per nulla. Lo abbiamo già visto in altri episodi molto simili perché è qualcosa che va ripetuto periodicamente, è un messaggio troppo importante che andrebbe scritto sui muri delle scuole.

La soddisfazione personale di aver letto tutto l’articolo sarà solo illusoria, perché in realtà ciò che ti porti a casa dal perseguimento di ogni obiettivo non è quasi mai l’obiettivo stesso… ma è ciò che apprendi durante il cammino.

Se… allora

Il nostro cervello da bravo simulatore continua a costruire scenari che indicano “se succede X allora dovrò mettere in atto Y e Z”, lo fa per il nostro bene. Quando però scambia le previsioni per realtà le cose non vanno troppo bene.

Il pericolo più grande è quando creiamo un “se…allora” collegato ai nostri stati emotivi: “quando riuscirò a comprarmi la casa al mare si che mi sentirò felice”. Il problema non è se sia vero o meno che una volta comprata casa potrai sentirti “felice o realizzato” è che non puoi prevederlo.

Non hai il minimo “controllo” su come ti sentirai quando avrai raggiunto quel determinato obiettivo, per questo è dannatamente difficile portarli avanti. Perché quelli davvero sfidanti nella nostra vita hanno la caratteristica di essere prolungati nel tempo.

E la mentalità “Se…allora” diventa pericolosa via via che aumenta il tempo per raggiungere quella meta. Perché se non accade ciò che prevediamo dovremmo sentire rischiamo di demotivarci e/o iniziare a credere che non valga la pena proseguire.

“Se…allora” è un altro modo per dire “aspettativa”, qualcosa di cui non possiamo davvero fare a meno. Ciò che possiamo fare è riconoscere questa nostra tendenza e cercare di modularla sulla base dei nostri intenti. Perché se è troppo alta rischia solo di stressarci e non ci aiuta nei nostri propositi.

Non siamo felici perché raggiungiamo i nostri obiettivi… ma li raggiungiamo perché siamo felici!

E’ necessario sognare

Ora è necessario affermare quanto sia importante anche sognare, il fatto di doverti concentrare più sui processi che sugli obiettivi non significa: vivi le cose con realismo, ma significa vivi ciò che stai facendo qui e ora con impegno.

Sognare di poter raggiungere obiettivi ambiziosi ti fa bene! Ma devi tenere a mente che la vera soddisfazione non arriva dal raggiungimento di quel sogno ma dal suo perseguimento. Lo so che sembra assurdo ma è davvero così, nella maggior parte delle volte.

E’ chiaro che se stiamo parlando di obiettivi che in realtà risolvono problemi, come ad esempio guarire da una malattia, il processo in quel caso non ci interessa neanche un po’, meglio una bella “pillola magica” che faccia sparire tutto.

Ma quando gli obiettivi sono cose che vogliamo, ecco in quel caso il processo è sempre più importante dell’obiettivo. Il rischio di inseguire i nostri sogni senza goderci il viaggio equivale a fare un gran bel sogno senza ricordarci i dettagli.

Sognare è importante, pensare in grande fa bene, la cosa da tenere d’occhio è quanto ci attacchiamo a quei sogni, quanto leghiamo la nostra soddisfazione personale al sogno. Non dare limiti ai tuoi sogni ma concentrati sui processi che ti conducono alla sua realizzazione.

Tutto questo si può trasformare in qualcosa di davvero utile e pratico se impari come fare tesoro dei processi che hai perseguito nella tua vita.

Paura di perdere il lavoro

Spesso in periodi come questi, come puoi immaginare il “Coronavirus” sta scompaginando l’economia italiana ed internazionale, e chi fa il libero professionista e/o imprenditore come me, sa che è un periodo traballante dove il lavoro va e viene.

Ecco in questi momenti non troppo floridi ci si chiede se si riuscirà a farcela, a portare avanti con soddisfazione i propri successi ecc. E in alcuni casi si può pensare anche al peggio, come al temibile “fallimento” e/o al licenziamento ecc.

In logica strategica mi piace fare di tanto in tanto “il peggior scenario” e immaginare cosa accadrebbe se tutto ciò che ho costruito sino ad ora crollasse. Non è un bel pensiero ma termina quasi sempre con una sorta di certezza legata a doppia mandata con il messaggio odierno:

Se dovesse crollare tutto saprei come ricostruirlo, perché l’ho già fatto una volta! Lo so che le cose non sono uguali a quando ho iniziato a fare il mio mestiere ma avendo vissuto abbastanza profondamente il processo credo di saperlo riprodurre in un qualche modo.

E questo è l’effetto positivo del percorso che ho fatto. E vuoi sapere una cosa? Se anche tu hai costruito qualcosa, lavorato duramente ad un progetto a lungo, ecco in quel contesto hai sviluppato competenze che potresti riutilizzare altrove. Tutti abbiamo competenze implicite.

Lo scenario peggiore

Prova anche tu a fare la stessa cosa, oggi che siamo tutti avvelenati dall’idea che se pensiamo negativo attireremo su di noi le “ire dell’universo” (Vedi Loa) fare l’esperimento mentale del “peggior scenario” sembra un’assurdità.

Se è la prima volta che mi leggi (cosa improbabile se sei arrivato fino a qui) è possibile che tu stia pensando che sia da squilibrati cercare di immaginare la peggiore situazione. Ti invito a farlo con qualcosa che stai perseguendo da tempo.

Fallo su un obiettivo concreto che stai cercando di raggiungere. Lo scopo non è quello di demotivarti ma è al contrario il mostrarti che se hai seguito per bene “il processo”, ti sei impegnato nel perseguirlo, ecco è probabile che tu ti senta come me alla fine di questo esercizio.

Cioè che tu scopra di aver accumulato talmente tanta esperienza durante il percorso da poter ripartire, magari non come hai fatto 20 o 30 anni fa, ma sai di poterlo fare. E’ solo una sensazione così come è una sensazione negativa quella del “peggior scenario” ma funziona!

Ti costringe a capire cosa è davvero importante per te in quel percorso, cosa dovresti fare di diverso rispetto a ciò che fai oggi, e cosa più importante di tutte, ti orienta verso i processi e non verso gli obiettivi. Ti orienta nel modo con cui fai le cose e non verso le cose che fai!

Godere del processo non è facile!

Per godere del processo delle cose che fai e degli obiettivi che persegui non devi solo essere appassionato ad una certa cosa, ma devi anche metterci il tuo impegno attivo, quella intenzionalità che richiamiamo spesso nella pratica della meditazione.

E’ chiaro che questo discorso dell’essere “pienamente coinvolti” richiami anche la nostra cara meditazione e che, guarda caso, la capacità di essere presente a ciò che fai ti aiuta in questo. Ma non devi meditare per poter comprendere cosa significa “metterti d’impegno” a fare ciò che fai.

Verrebbe appunto da pensare che sia facile con le cose che ci piacciono e difficile con tutte le altre, ed in parte è vero. Tuttavia anche le cose che ti piacciono di più se fatte senza impegno perdono il proprio valore, perché nel lungo andare anche le cose piacevoli possono “stressare”.

Prestare attenzione al processo è milioni di volte più difficile che cercare anelare il risultato finale, e come sai a noi non piacciono le cose difficili da fare, ma guarda caso sono proprio queste che ti consentono di godere dei frutti dei tuoi risultati.

Quando impari ad amare i processi questi tendono a diventare autotelici, cioè soddisfacenti di per se e ti conducono più facilmente al famoso stato di “flusso” (il flow). Iniziano a darti soddisfazione al di là del risultato che ottieni, per il semplice fatto di farlo bene o abbastanza bene.

Soddisfazione personale

Mi piace parlare di cose concrete e anche di obiettivi sfidanti, non abbiamo toccato troppo l’aspetto valoriale ma è chiaro che siamo in quel campo. Perché se persegui ciò che per te ha davvero valore, ecco questo già basta a darti la spinta per essere consistente nelle tue azioni.

Tutto questo però, ci tengo a sottolinearlo con forza, non significa che tu debba raggiungere chissà che cosa per sentirti soddisfatto della tua vita. Una cosa però è certa, per esserlo davvero, devi realizzare te stesso in un qualche modo.

Non importa che sia lavorativo, relazionale o anche semplicemente artistico per “i fatti tuoi”, senza dover diventare una “rock star” o il moderno “Giotto”. Ciò che importa è che ciò che sei chiamato a fare può diventare una fonte di ispirazione per qualsiasi altra azione.

Se riesci a fare bene il tuo lavoro, anche quando non ti piace ciò che stai facendo, questo ti aiuta a diventare più persistente anche in altre aree della vita. Mi raccomando non significa farti sfruttare o torturarti, ma significa che se cerchi di fare bene ciò che fai, tutto migliora.

Migliora la qualità del tuo lavoro, migliorano le tue relazioni in quel contesto e migliora anche il tuo umore. E amare il proprio lavoro significa accogliere e mettere in atto tutti i processi necessari.



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